La libertà ha perso?

Tra le domande che più frequentemente si pongono i libertari ce n’è una che, a mio modesto parere, non ha mai trovato una risposta soddisfacente.

Per quale motivo la libertà – nell’accezione integrale di libertà individuale non comprimibile dal potere politico – ha così poco appeal? Perchè, nonostante il rigore delle idee e la logicità dei ragionamenti, l’ideale della libertà è così poco diffuso, conosciuto e apprezzato?

In altri termini, perchè così poche persone sono libertarie?

La prima risposta che viene in mente immediatamente è che le idee libertarie sono poco note: il libertarismo come filosofia politica è una scoperta relativamente recente e i programmi scolastici non ne prevedono lo studio, ad alcun livello. Se chiedessimo agli studenti di filosofia chi sono Bruno Leoni e Rothbard, o a quelli di economia chi sono Hayek e Mises, ben pochi saprebbero rispondere.

Questo è vero, ma spiega solo in minima parte l’avversione della grande maggioranza degli esseri umani rispetto alle libere scelte di vita, anche senza conoscere i pensatori libertari e anche tra coloro che non hanno un vero background politico e ideologico alle spalle.

La seconda risposta che spesso noi libertari ci diamo – magari con un pizzico di autocommiserazione – riguarda il ruolo che lo Stato ha assunto nel tempo, quello di fornitore di welfare. Milioni di persone vivono di assistenza statale, senza porsi il problema di capire da dove arrivino le risorse su cui fanno affidamento per vivere. Tra costoro, un posto di rilievo meritano gli stessi politici, i burocrati e in generale tutti i dipendenti pubblici e parapubblici. Negli Stati moderni, stiamo parlando di almeno il 50% dell’intera popolazione. In queste condizioni, è comprensibile che tutte queste persone abbiano l’interesse assoluto di mantenere in piedi, sostentare e ampliare il Leviatano.

Anche questa risposta, però, si limita a prendere atto di una situazione di puro interesse, ma ci dice poco sul motivo reale che allontana gli individui dalla libertà. Se l’unica motivazione fosse il fatto che lo Stato compra il sostegno di tutti i suoi clientes, avremmo il restante 50% della popolazione, i cosiddetti tax payers, coloro sulle cui spalle ricadono i privilegi altrui, sul piede di guerra. Così, purtroppo, non è.

Nell’interessante post che trovate in questo blog – http://broncobilli.blogspot.it/2013/05/libertari-ultima-chiamata.html – si fanno altri riferimenti a ipotesi e motivazioni di vario genere, tra cui le più importanti riguardano il bisogno di sicurezza, che porta gli individui a preferire un tiranno-ladro costante e conosciuto, come lo Stato, rispetto alla possibilità di avere a che fare con un ipotetico criminale senza nome e quindi imprevedibile. Il bisogno di sicurezza ‘crea’ lo Stato e dà poi luogo alle degenerazioni che conosciamo bene.

Personalmente trovo che anche l’ultima ipotesi non sia quella “definitiva”, nel senso che sono convinto vi sia dell’altro, sempre a livello psicologico.

Mi riferisco alla paura della libertà. Essere liberi significa essere totalmente e personalmente responsabili delle proprie scelte. E quando tali scelte si rivelano errate, se ne pagano le conseguenze.

La maggioranza delle persone non accetta che la vita possa presentare il conto delle proprie azioni e si rifugia laddove le responsabilità                 non ricadono sull’individuo, ma si spalmano su tanti soggetti. Certo, noi sappiamo che questi soggetti sono coloro che sono sfruttati dallo Stato e che quindi non avranno mai alcun vantaggio dalla sua esistenza. Ma come diceva Bastiat, lo Stato non è altro che l’illusione che tutti possano vivere alle spalle di tutti gli altri. E proprio questa illusione spinge le moltitudini a cercare lo Stato-mamma.

Alla fine, tutte le spiegazioni di cui ho accennato in questa analisi hanno un ruolo importante nella – momentanea – sconfitta delle idee di libertà nella battaglia delle idee. La mia sensazione è che ci sia ancora qualcosa che ci sfugge.

Di certo, capire i motivi della sconfitta ci dovrebbe aiutare a trovare una strada alternativa per provare a vincere la guerra.

Credo che i libertari avranno un successo anche numerico quando saranno capaci di mostrare un esempio concreto di sistema libertario in funzione. Qui si apre un altro capitolo interessante, relativo al cosa fare ed al come farlo. Ma ce ne occuperemo in un altro post.

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5 pensieri su “La libertà ha perso?

  1. Penso che l’unica possibilita per creare un sistema libertario funzionante sia fondando una nuova nazione con un impostazione libertaria della costituzione. Forse il Free State Project può essere un inizio ma per funzionare una volta arrivati ad una massa critica di cittadini libertari dovranno secedere dagli Stati Uniti.

  2. Da libertario mi permetto di suggerire una risposta, al perche lo statalismo dilaga e le ideee libertarie sono così poco conosciute: INDROTTINAMENTO.
    La scuola di stato (obbligatoria) è quel percorso dove ogni bambino che entra esce filomarxista.
    Libera chiesa in libero stato dicevano secoli fà, libera scuola in libero stato dovremmo chiedere noi (almeno fino a quando lo stato esisterà).

  3. Se la lapidaria affermazione di Salvatore fosse vera, la scuola come veicolo per la propagazione del marxismo, non si spiegherebbe la ragione per la quale le opere di Marx sono così poco conosciute e interpretate in maniera distorta. Certamente non le conosce Salvatore, nonostante, presumo, abbia frequentato la scuola pubblica.

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