Non vogliamo essere tutelati, ma lasciati in pace

Navigando tra siti e blog di informazione e approfondimento si ha quotidianamente la conferma che la stragrande maggioranza degli italiani chiede protezione, tutela, sicurezza. Richieste che, rivolte al sistema politico, si tramutano in pretese di assunzioni nel settore pubblico; sussidi a dipendenti, imprese, interi settori o categorie; tasse, divieti, dazi e obblighi per i veri o presunti concorrenti.

Esempi ne abbiamo a bizzeffe. Per restare in Sardegna, pensate alle proteste dei lavoratori Alcoa, Carbosulcis, Eurallumina, Vynils, Ente Foreste, Movimento Pastori, “precari” della scuola e così via.

Tutte richieste che giustificano, per chi le fa, l’esistenza e l’interventismo dello Stato.

Solo i libertari, consapevoli o meno, chiedono un’altra cosa: essere lasciati in pace, per poter trascorrere la propria esistenza secondo i propri valori e le proprie preferenze.

E se la prima categoria di domande trova abbondanti risposte nella politica, quantomeno a livello di promesse e di azioni volte a soddisfare tali promesse (a spese altrui, naturalmente), la seconda “domanda aggregata” non trova un’adeguata offerta sul mercato.

Qui, secondo me, sta il vero problema dei libertari. Non abbiamo la possibilità di essere lasciati in pace dalla politica, perchè siamo costretti a dover mantenere, obtorto collo, tutti i parassiti – più o meno consapevoli di esserlo – con le nostre forze, tramite l’imposizione fiscale, i regolamenti, i divieti, i permessi e la burocrazia.

Tutto ciò che i libertari – ma anche i liberisti e gran parte dei liberali – vorrebbe eliminare. Senza rendersi conto che l’opposizione dei parassiti renderebbe impossibile tale operazione, come ci insegna la recente storia italiana, a meno di una vera e propria guerra civile.

Improponibile, numericamente perdente ed anche poco affine a chi è animato, come noi libertari, dal principio di non aggressione.

La proposta da fare a coloro che vogliono lo Stato sociale e ne vogliono sempre di più, di conseguenza, dovrebbe essere posta più o meno la seguente: tenetevi il vostro Stato sociale, ma lasciateci liberi di non aderirvi.

Poi si dovrebbe discutere del “come” usufruire della libertà di non adesione. Ma questo sarà oggetto di un altro post.

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2 pensieri su “Non vogliamo essere tutelati, ma lasciati in pace

  1. Qui ad Oristano ci si appresta a far chiudere decine di fiorenti attività commerciali, site in una ex fabbrica, perché il comune molti anni fa ha deciso che in quella zona non si potevano aprire attività commerciali.
    Per la prima volta abbiamo un assessore all’agricoltura per tutelare gli agricoltori. La prima cosa che ha fatto è portare l’IMU sui terreni agricoli al 10,6…un’aliquota enorme !!!
    E c’è ancora chi crede che bisogna essere aiutati dai politici.

  2. Il vostro caso, caro Nexus, è emblematico dei danni che l’interventismo pubblico causa alla libera iniziativa. Se vivessimo in una terra libera, senza Stato nè suoi derivati (Regioni, Province, Comuni), come noi libertari instancabilmente cerchiamo di far capire, voi avreste comprato o preso in affitto i locali e nessuno vi avrebbe mai potuto imporre alcunchè. Anche perchè non state facendo male a nessuno. Invece in nome del fantomatico interesse generale (ovvero, l’interesse dei politici e dei parassiti da cui dipendono) uccidono la voglia di fare e di creare benessere per se stessi, e di conseguenza, anche per gli altri.
    La vicenda IMU sui terreni agricoli, poi, è da farsa… Le imposte sono tutte odiose, ma alcune, come questa, superano il limite.

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